Presidente dell’Accademia Italiana
di Endodonzia (AIE)
Con grande piacere, a nome dell’Accademia Italiana di Endodonzia (AIE), accolgo l’invito di ANDI a contribuire ai lavori del Congresso Scientifico 2026 con una relazione che rispecchi i valori fondanti della nostra società: la centralità della diagnosi, l’accuratezza tecnica e soprattutto la visione del recupero dell’elemento dentale.
L’Accademia è da sempre impegnata nella promozione di un’odontoiatria basata sull’evidenza scientifica e sull’etica clinica, che mette il dente naturale al centro del progetto terapeutico. In questa direzione, abbiamo voluto proporre per il Congresso ANDI un tema tanto attuale quanto delicato: “Limiti endo-restaurativi nel recupero dell’elemento compromesso”, affidando la relazione al Prof. Nicola Maria Grande, già Past President della nostra Società e punto di riferimento nazionale ed internazionale in ambito endodontico.
Il recupero dei denti compromessi rappresenta una sfida quotidiana nella pratica clinica, ma anche un terreno fertile per riflessioni più profonde sul ruolo dell’Endodonzia nella moderna Odontoiatria. La questione posta non è solo tecnica, ma profondamente culturale: oggi più che mai ci troviamo di fronte a una sfida costante nel distinguere ciò che è realmente “irrecuperabile” da ciò che è semplicemente “compromesso”. L’idea di dente “hopeless” va oggi ripensata alla luce dei progressi tecnologici, dei nuovi protocolli mini-invasivi e della crescente attenzione alla preservazione dell’elemento naturale. Tecnologie moderne, protocolli aggiornati e una più profonda comprensione dell’anatomia e della biomeccanica dentale ci permettono di ampliare il perimetro del recuperabile. Ma ogni possibilità clinica deve essere pesata con rigore. In questo scenario, l’Endodonzia moderna non è una disciplina isolata, ma un nodo strategico di connessione tra diagnosi e progettualità restaurativa.
Il Prof. Grande, nella sua relazione, guiderà il pubblico in un percorso ragionato su quali siano i limiti endo-restaurativi reali, distinguendo tra ostacoli tecnici e barriere clinicamente superabili.
Si parlerà di criteri decisionali, gestione dei casi complessi, approcci mini-invasivi e predicibilità a lungo termine. Il tema verrà affrontato attraverso casi clinici che permetteranno una riflessione costruttiva, ponendo l’accento su come una corretta diagnosi, un approccio integrato e un’attenta valutazione prognostica possano cambiare radicalmente l’esito terapeutico. L’obiettivo sarà, quindi, offrire agli odontoiatri strumenti per decidere in modo consapevole quando insistere nel recupero di un elemento e quando, invece, orientarsi verso soluzioni alternative.
Ma sempre – ed è questo il messaggio che, come AIE, vogliamo trasmettere – nel rispetto della funzione, dell’estetica e del valore biologico del dente naturale. Inoltre, in una sessione condivisa con la Società Italiana di Odontoiatria Conservatrice (SIDOC), con cui condividiamo valori e obiettivi, ci impegniamo a portare il messaggio che salvare i denti è possibile, doveroso e clinicamente rilevante, attraverso un contributo scientifico congiunto fondato su evidenze cliniche solide e su un approccio orientato alla conservazione dell’elemento dentale.
Per concludere, desidero ringraziare ANDI per aver offerto questo spazio alle Società Scientifiche, riconoscendone il valore formativo e culturale. Questa occasione di confronto tra AIE e ANDI rappresenta, a mio avviso, un segnale importante di collaborazione tra le Società Scientifiche e l’associazionismo professionale, nella prospettiva di una formazione clinica sempre più attuale e multidisciplinare.
La partecipazione di AIE rappresenta, infatti, un’occasione importante per ribadire la centralità della disciplina endodontica nel contesto di una odontoiatria moderna, multidisciplinare e orientata alla conservazione.
È con questo spirito che vogliamo offrire un contributo concreto al dibattito clinico, nella convinzione che il confronto tra visioni e competenze diverse arricchisca la professione.